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Comunità ebraica nella Sinagoga di Livorno

È il 1577 quando viene posta la prima pietra della città voluta dal Granduca Francesco I de Medici edificata su progetto dell’Architetto Bernardo Buontalenti, a cui il Sovrano commissionò il disegno di una nuova città per il suo Regno, ma destinata ad essere qualcosa di diverso e di più: doveva essere il grande Emporio del Granducato di Toscana sui mari, dominio commerciale e militare della famiglia Medici sul Mediterraneo.

Ma a popolare questa città nuova ci penserà suo fratello, Ferdinando I de’ Medici, che gli succedette sul trono di Toscana e che, fra il 1590 ed il 1593, emise una serie di leggi speciali che prenderanno in ultimo il nome di Costituzione Livornina.

Le celebri Leggi Livornine, nelle loro prime versioni, erano rivolte soprattutto agli Ebrei, fulcro per i commerci con il Nord Africa e con l’Oriente, e che troveranno a Livorno quella che definiranno “la Nuova Gerusalemme”. Grazie ai tanti privilegi concessi dalle Leggi Livornine, Livorno è l’unica città d’Europa che può vantare il primato di non aver mai avuto un Ghetto.

Successivamente, questi privilegi saranno estesi anche ai provetti marinai Greci, agli scaltri navigatori inglesi, ai potenti mercanti olandesi, agli armeni e a molti altri. Oltre alle concessioni fiscali, la protezione offerta dalle Livornine garantiva, in varia misura a tutti, la possibilità di praticare il proprio Credo religioso. Fatto straordinario per quel tempo.

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Mercante Armeno del XVII seco

La Famiglia Medici con la propria influenza e grande abilità diplomatica, riuscirà a difendere la propria “Creatura” dall’Inquisizione, che cercò di porre un freno a quella che considerava come una scandalosa convivenza. A differenza di altre città portuali, che hanno visto nella propria storia la presenza di varie comunità straniere, l’ eccezionalità della realtà di Livorno sta nel fatto che queste presenze non erano solo ospiti. Erano l’ identità fondante della città, il cuore e il motore del progetto dei Medici. Il che porterà spesso i mercanti stranieri ad assumere ruoli chiave nel governo della città, il Cancello sul mare della Toscana. E’ questa realtà che la fece definire nel 1700 dal celebre filosofo francese Montesquieu come uno dei migliori esperimenti mai tentati dalla dinastia dei Medici.

Le Comunità Straniere a Livorno prenderanno il nome di Nazioni, con propri statuti interni e un rappresentante, il Console. Oltre che in Porto Franco, e successivamente Porto Neutrale, trasformeranno Livorno in uno dei primi porti del Mediterraneo, scalzando quelle che erano le antiche potenze commerciali marittime dell’ Italia medievale, come Genova e Venezia.

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La Città delle Nazioni rivive ancora negli eleganti palazzi mercantili che si affacciano sui suoi canali e nelle antiche chiese e cimiteri di vari culti, custodi della memoria delle Nazioni.

Ma rimane anche nelle sue tradizioni, nella cucina tipica, nel folklore. Ed è ancora presente nei suoi abitanti, aperti e con forte senso di libertà, con i piedi ben piantati nell’ antica tradizione toscana ma con la mente e lo sguardo rivolto verso l’orizzonte, verso terre lontane.

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